Annunciazione

Annunciazione
21 Luglio 2018
Madonna col Bambino, i Santi Giovanni Evangelista, Margherita ed i donatori Giorgio e Margherita de Alessi
21 Luglio 2018

Annunciazione

Artista: Caccia Guglielmo

Tecnica: Olio su tavola,

Opera In Archivio, In Galleria
Anno: 1585
Misure:
Note:

Annunciazione Guglielmo Caccia olio su tavola 1585

CHIESA SS ANNUNZIATA – GUARENE CN

La pala è stata commissionata dalla Confraternita di San Michele per l’Oratorio appena costruito. La data 1585 e la dedica scritta, rivelano la certa origine di mano di Guglielmo Caccia, solamente diciassettenne.  

In base alle recenti scoperte archivistiche l’anno 1585 risulta particolarmente cruciale nell’esistenza del pittore. Proprio nel mese di marzo del 1585 Giovanni Francesco Biancaro, abbandona la bottega di Nizza della Paglia per fare ritorno definitivamente nella natia Trino. Il giovane allievo che aveva iniziato il suo percorso formativo il 21 ottobre del 1582, si trova nella situazione di dovere continuare da solo nella vecchia bottega oppure di seguire il maestro nella non vicinissima città di Trino, oltretutto fuori dal confine del Marchesato del Monferrato. Come meglio mostra la coeva pala commissionata sempre a Guarene della Madonna con il Bambino, San Michele Arcangelo e San Rocco, la scelta cade su di una collaborazione saltuaria con la bottega dei Lanino di Vercelli incominciata con tutta probabilità proprio nel 1585, anno di grandi cambiamenti. La frequentazione vercellese, si alterna evidentemente con la presenza presso lo stesso Biancaro a Trino e forse con la permanenza nella bottega di Nizza per portare a termine alcune committenze magari ancora nel nome del vecchio pittore ed intagliatore. 

La pala dell’Annunciazione, appare come portatrice di un piccolo passo in avanti nella direzione della scuola vercellese, ma ancora condizionata dal gusto artistico e dalla temperie culturale del Biancaro. La mano evidente del Caccia, considerando le caratteristiche che si evidenziaranno negli anni, si rivela nei visi dei personaggi, nei disegni delle mani, nella particolarità ancora immature dei panneggi delle vesti e nelle pieghe della tenda del baldacchino. I colori sono ancora quelli acidi, privi di gradazioni sfumate peculiari del suo primo maestro. Il leggio su cui è appoggiato il libro è un modello della produzione di bottega, in cui  si apre anche uno sportello laterale in un virtuosismo tipico da intagliatore del legno. 

La composizione però riprende nella sistemazione nella scena dei personaggi e degli altri elementi, esattamente la pala di Bernardino Lanino della Annunciazione, oggi al Museo Borgogna di Vercelli. Stessa ripetizione spaziale per l’Arcangelo Raffaele e la Vergine, la Colomba dello Spirito Santo, il baldacchino con le stesse formelle d’attacco del telo, la colonna centrale ed addirittura la posizione del leggio. La differenza saliente risulta nell’ambientazione generale che nel Lanino è un luogo interno e chiuso, mentre nell’invenzione del Caccia la scena si apre su di un paesaggio e su di uno squarcio del cielo luminoso nella tonalità del giallo chiaro da cui stenta a rivelarsi il volo della Colomba.

Se la coeva pala della Madonna con il Bambino, San Michele Arcangelo e San Rocco, si può ipotizzare realizzata direttamente nella bottega dei Lanino a Vercelli, sotto lo sguardo attento e decisivo dei due fratelli Pietro Francesco e Gerolamo, la presente tavola sembra più probabilmente figlia della bottega del Biancaro a Trino, oppure ancora di quella a Nizza della Paglia. Sicuramente il giovane Guglielmo aveva già avuto modo di incontrare i Lanino di persona ed annusarne, anche se brevemente, la portata e la differente levatura del clima artistico. Probabilmente i suoi occhi  avevano già avuto modo di ammirare le diverse opere presenti nelle chiese di Vercelli di Bernardino Lanino, ma anche di Gerolamo Giovenone o di Gaudenzio Ferrari in San Cristoforo. 

Con la dipartita del Biancaro da Nizza della Paglia, Guglielmo Caccia così dotato tecnicamente e motivato caratterialmente ed ormai diciassettenne e quindi non più idoneo ad un percorso di alunnato, sceglie una strada di equidistanza tra il suo primo maestro e la fattiva collaborazione ed amicizia con i fratelli Lanino, a cui si aggiungerà di li a qualche mese la frequentazione con un’altra prestigiosa bottega, quella di Ambrogio Oliva a Casale, di cui arriverà nel 1589 a sposarne la figlia Laura.

“Il Moncalvo”