Emilio Scanavino (Genova 1922 – Milano 1986)
Nasce a Genova e frequenta le scuole nel capoluogo genovese fino all’iscrizione alla Facoltà di Architettura a Milano. Nel 1946 si sposa con Giorgina Graglia. Nel 1947 è presente per la prima volta a Parigi dove frequenta gli artisti della “ville lumiere” ed assimila la visione artistica postcubista che gli permetterà di affrontare la personale nel 1948 alla Galleria Isola di Genova. Nel 1951 è a Londra per qualche tempo in occasione di una personale alla Apollinaire Gallery e quindi stabilisce il suo studio a Milano in una mansarda di Foro Buonaparte.
Nel 1952 giunge alla Fornace Mazzotti di Albisola e nella Piccola Atene ha modo di conoscere e di diventare amico di tanti artisti importanti tra cui Lucio Fontana, Asger Jorn, Guillame Corneille, Sebastian Matta, Wifredo Lam, Giuseppe Capogrossi, Enrico Baj, Sergio Dangelo, Roberto Crippa, Gianni Dova, Agenore Fabbri e Aligi Sassu.
Dal 1958 è sotto contratto con la Galleria Il Naviglio di Carlo Cardazzo, anch’esso animatore del clima artistico albisolese.
Ormai riconosciuto artista di prima grandezza compie un percorso fatto di mostre e presenze nelle grandi manifestazioni nazionali ed internazionali. Nel 1971 subisce una delicata operazione alla testa per una emorragia cerebrale che però lo restituisce all’arte anche se con una visione del lavoro all’insegna di una minore sperimentazione.
Muore a Milano il 28 novembre del 1986
Scanavino necessita di produrre la materia sia essa tela o ceramica con un segno riconoscibile nel quale esprimere la sua concezione di arte al di la della figura. Come esplosione di una creatività tra il primitivismo del gesto e la concettualità profonda insita nella forma e nella decorazione. Approdato, dopo un esordio figurativo, alla visione postcubista la genesi personale lo conduce ad una sorta di dissolvenza e di ricerca della essenzialità a cui affidare il suo tormento esistenziale. Il nodo stilizzato affiora da questo tormento segnico nel 1954 e da allora distingue la sua produzione ed intorno agli anni Settanta si afferma delineato e riconoscibile spesso macchiato di rosso a rendere l’immagine ancora più inquietante. Considerare Emilio Scanavino entro un perimetro classificatorio risulta particolarmente difficoltoso anche se la sua arte può essere inserita genericamente nell’ambito dell’Espressionismo Astratto, senza scomodare inopportune vicinanze in quanto Scanavino è simile solo a se stesso.

Opere di questo artista: